Il Coronavirus e lo Smart Working

In Italia lo Smart Working fino al 21 febbraio non era molto praticato dalle aziende. Ma purtroppo l’arrivo del coronavirus nel nostro Paese ci ha portati a uno stato di emergenza e di conseguenza sono state prese diverse misure di sicurezza.

Tra le disposizioni c’è quella di ridurre al minimo gli spostamenti per evitare il più possibile i contagi cercando allo stesso tempo di portare avanti le attività.

È qui che entra in azione lo smart working che in italiano significa “lavoro intelligente”. È una grande opportunità per le aziende e per i lavoratori adottare questo tipo di sistema. Le persone hanno molta più flessibilità e autonomia, possono scegliere dove e quando lavorare e che strumenti utilizzare. Allo stesso tempo aumenta la responsabilità da parte del dipendente che comunque dovrà portare a compimento i lavori assegnati e rispettare le scadenze dettate dal datore di lavoro.

Infojobs, la piattaforma per la ricerca del lavoro online, a marzo 2020 ha avviato una ricerca che interessa lo smart working. Ha analizzato 189 aziende e 1.149 candidati.

Dal loro studio è risultato che il 72% delle aziende sono state in grado di organizzarsi velocemente nel disporre i mezzi e gli strumenti ai loro dipendenti in modo tale da proseguire a lavorare da casa.
Il dato più interessante è che il 56% delle aziende non aveva ancora messo in atto lo smart working.
Sul 64,5% delle aziende, il 39% dichiara che la produttività è rimasta pressoché costante e il 25,5% ne ha un po risentito del cambiamento.

Per quanto riguarda le difficoltà, il 44% delle aziende ha riscontrato problemi di tipo organizzativo, in particolare non hanno i mezzi per procedere con la supervisione e controllo del lavoro dei dipendenti. Il 42% delle aziende ne risente la parte relazionale, il fatto di non potersi confrontare e lavorare in gruppo. Poi c’è il 14% delle aziende che hanno incontrato difficoltà dal punto di vista tecnologico, esattamente non disponevano di strumenti e personale interno specializzato per gestire l’emergenza.

Passiamo ora ai lavoratori. Infojobs, tra quelli analizzati, ha rilevato che il 79% di loro era la prima volta che praticavano lo smart working. Poi c’è il 14,5% che dichiara che sono solo cambiate le disposizioni e infine per il 6,5% dei lavoratori è invece rimasto tutto uguale, non hanno subito cambiamenti.

Poi le indagini hanno proseguito sul piano personale, chiedendo ai lavoratori come si sono trovati a lavorare in questo modo, impiegando lo smart working.
Il 38% si ritiene fortunato a lavorare a casa e di non essere costretto a uscire data l’emergenza
coronavirus.

Il 27% dei lavoratori gradisce il fatto di potere gestire il lavoro online mantenendo lo stesso ritmo. C’è però il 7% che trova difficoltà a gestire il lavoro, principalmente a causa degli impegni famigliari e di conseguenza è meno efficiente. C’è da prendere in considerazione che il 33% dei lavoratori che sono a casa sono donne con figli.

Questi dati ci aiutano a farci un’idea della condizione attuale delle aziende e dei lavoratori in Italia.
Tutto sommato il Paese ha risposto bene a questa emergenza. Nessuno poteva prevedere che da un momento a l’altro sarebbe scoppiata una pandemia e che ci saremmo trovati a vivere in quarantena.
Anche se purtroppo al momento una parte della popolazione italiana si trova senza lavoro da l’altra parte possiamo consolarci del fatto che si continua ancora a produrre. Grazie alla tecnologia di oggi è possibile adottare sistemi come lo smart working che hanno permesso in generale alle aziende di non arrestarsi totalmente.

Inoltre i lavoratori ci hanno guadagnato anche sotto l’aspetto della salute limitando al minimo le uscite per non correre il rischio di essere contagiati dal coronavirus.

Per leggere una guida per su come lavorare da casa e quali sono i lavori da effettuare online clicca qui.